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I bisogni dei bambini nella fascia d’età dai 0 ai 6 anni

Elena on 29 Settembre 2014 - 10:00 in Primi anni

Quali sono i bisogni dei nostri bambini? Cosa possiamo fare noi per soddisfarli?

1. Bisogno di stabilità affettiva: necessario per sviluppare senso di sicurezza, fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. È necessario far sentire al bambino questo messaggio, non tanto a parole ma attraverso fatti concreti in cui il bambino si senta considerato e capito. Il bisogno di appartenenza (ad un gruppo, ad una famiglia, ecc.) e sentire che gli altri tengono a lui è un bisogno fondamentale che si traduce in serenità, buon umore, voglia di fare. Fin da quando è piccolo il bambino si trova tra due forze opposte: da un lato una grande curiosità, non sa nulla del mondo e sta scoprendo tutto; dall’altro lato prova sempre un po’ paura per le novità. Se da parte nostra c’è affetto, se il bambino si sente considerato, protetto la curiosità ha la meglio sulla paura!
Cosa possiamo fare noi? Essere promotori di una relazione basata sullo scambio, sulla fiducia, sul parlare, ascoltare, svolgere insieme delle attività. Spesso è il linguaggio non verbale quello più importante, quello che bisognerebbe curare di più: gesti di affetto, sguardi rassicuranti, esserci, non solo fisicamente, ma soprattutto con la testa e con il cuore.

2. Bisogno di compiere autonomamente le sue scoperte: occorre dare protezione al bambino tenendo conto che con la crescita acquisisce al suo interno una serie di spinte che lo portano ad interessarsi ad aspetti diversi del mondo, aspetti che variano a seconda dell’età.
Cosa possiamo fare noi? Creiamo le condizioni giuste per i suoi tentativi! Bisogna mettergli a disposizione degli strumenti che lo aiutino a sviluppare le sue competenze, adatte alla sua età, in modo che possa provare il piacere di compiere autonomamente le sue scoperte. Questo significa preparare e curare l’ambiente, mettere a disposizione diverso tipo di materiale (no plastica! Si al legno, al materiale naturale, ad oggetti della casa, a stoffe…) ma significa anche sviluppare la capacità di mettersi nei panni del bambino, cercare di guardare il mondo attraverso suoi occhi. Molte volte succede che cose che per noi sono abitudinarie, per il bambino sono una grande scoperta, perché è la prima volta che le vede e che le fa. È facile che l’adulto si annoi a seguire questa scoperta del mondo dei bambini e che sia portato a giudicare come negativi gli errori che fa. Fare errori è una esperienza educativa fondamentale perché è commettendo errori che si impara. Per il bambino l’errore è divertente, per noi adulti è una cosa noiosa. L’errore è un gioco e dagli errori si impara a fare meglio. Questo richiede sicuramente molto tempo e pazienza! Ma dobbiamo cercare di tenere presente anche questo: il rispetto per i tempi del bambino, per le sue esigenze, avere la capacità di dare strumenti per acquisire competenze senza volersi sostituire continuamente a lui.

3. Bisogno di stabilità: bisogno di routine, di appuntamenti che si ripetono nel corso della giornata. Ci deve essere una stabilità nelle relazioni, nell’ambiente, negli spazi, perché è vero che i bambini vanno stimolati ma non iperstimolati! Se no si crea una grande confusione! Anche il rapporto con le persone deve avere una certa stabilità. Non si può pretendere che si adatti a continui cambiamenti di persone, spazi, tempi.
Cosa possiamo fare noi? Essere adulti responsabili, emotivamente forti: questo significa saper prendere delle decisioni quando è necessario e stabilire che non si possono considerare i bambini sullo stesso piano dei grandi, perché questo crea un senso di spaesamento nei bambini che “sanno di essere bambini.” I bambini hanno questa saggezza: sanno che gli adulti conoscono più cose di loro, quindi tendono ad affidarsi alle figure di attaccamento per affrontare cose che non possono capire o che non conoscono. Quando sono piccoli accettano le regole senza discutere (ma se le regole sono troppe si arriva al capriccio.. attenzione!); ma via via che crescono queste regole vanno ridiscusse insieme. Ma devono essere delle regole che siano capaci di porre dei confini, perché se mancano delle linee guida c’è una falsa libertà, ossia la libertà di non sapere cosa fare, di non sapere scegliere, di non sapere in quale direzione muoversi. I bambini e gli adolescenti desiderano che gli adulti siano amichevoli ma non vogliono dei loro pari. Le parole chiave per un buon educatore sono: DISPONIBILITA’ ed AUTOREVOLEZZA.

DISPONIBILITA’: essere disponibile, ascoltare, capire, mettersi nei panni dei bambini, saperli accogliere, capire le loro esigenze, ecc.
AUTOREVOLEZZA: essere garante delle norme, delle regole, punto di riferimento che può anche essere sfidato perché è così che i bambini e soprattutto i ragazzi si provano e acquisiscono fiducia nell’altro e in se stessi.

4. Bisogno di giocare: Giocare significa raccontarsi storie, inventare situazioni possibili, rivisitare i ruoli degli adulti, punire i fantasmi cattivi, dare corpo alle proprie creature immaginarie. I bambini attraverso il gioco imparano a conoscere se stessi, le loro potenzialità, il loro mondo circostante, imparano a relazionarsi con gli altri, imparano a inventare delle regole, a rispettarle per una propria libertà di decisione, imparano a diventare più autonomi; imparano anche a “ricreare” i loro mondi, a dare corpo e movimento alle loro fantasie, ad animare oggetti e giocattoli, a personificare personaggi, ecc.
Cosa possiamo fare noi?
In questo campo gli esperti sono i bambini e l’adulto deve riuscire a mettersi nel ruolo dell’osservatore discreto, che cerca di ascoltare, comprendere, interpretare la ricchezza di significato delle attività di gioco dei bambini. I bambini sanno giocare, non è certo l’adulto che insegna loro! Lasciamoli giocare in pace. Assicuriamo loro un ambiente sicuro, con oggetti e giochi a sufficienza, ma non interferiamo nelle loro cose.

Elena Carradori

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