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Guerra tra mamme: ne ho abbastanza!

Parola di Mamma on 28 Febbraio 2019 - 9:00 in Vita da mamma

Il lavoro di mamma è davvero il più duro che esista, non è un modo di dire.
Una mamma, e un papà of sure, ha tra le mani la formazione di un essere umano, una responsabilità enorme perché sapete bene che i bambini di oggi sono il futuro di domani.
Il problema delle mamme, di noi mamme, è che, purtroppo, ci sentiamo sempre in gara tra noi. Ma nessuno (nessuno!) è perfetto, nessuno ha una verità universale in tasca e nessuno può dire cosa sia assolutamente giusto o assolutamente sbagliato.
Nella mia vita non ho mai riscontrato una rivalità con altre mamme, anzi, sempre un certo grado di solidarietà. Ma parlo della mia vita offline.
Sono i social il campo di battaglia della guerra tra mamme, commenti sarcastici, domande fuori luogo, frecciatine che minano le certezze delle mamme più sicure, figuriamoci di quelle con un’autostima più bassa.
La base di questa guerra assurda è la mancanza di comprensione, siamo tutte talmente impegnate a criticare e giudicare che forse abbiamo dimenticato con vuol dire comprendere chi vive le nostre stesse situazioni.
Il terreno in cui camminiamo, in cui ci barcameniamo ogni giorno per cercare di crescere dei figli sani e sereni, è lo stesso, magari uno è più verde dell’altro, ma è lo stesso.
Ogni mamma cerca di fare ciò che ritiene migliore per la propria famiglia e per i propri figli, con quale diritto si ha la presunzione di giudicare una situazione che non si conosce, che magari si intravede in una foto pubblicata su facebook o in una story di instagram?
Le mamme, ma anche le donne in generale, saranno mai libere di fare le loro scelte senza sentirsi sempre, costantemente, giudicate? C’è sempre qualcuno che critica, che ti dice qual è la cosa giusta da fare, che sottolinea quale grande errore tu stia facendo.
Siamo mamme, la nostra vita è già abbastanza stancante e indaffarata, possibile che non possiamo aiutarci a vicenda, possibile che non siamo in grado di dirci l’un l’altra ” stai facendo un buon lavoro”?. Perché, anche se non lo condividiamo, anche se noi non faremmo mai quella scelta, per quella mamma lì, è sicuramente la scelta migliore per lei e il suo bambino.

Basta poi accennare a certi argomenti per incendiare feroci discussioni:

Mamma casalinga vs. mamma lavoratrice

C’è una scelta ponderata, e magari sofferta, dietro a una e l’altra situazione. Una mamma casalinga può aver dovuto scegliere di rimanere a casa perché in famiglia non ci sono le risorse necessarie per permettersi il nido (e sappiamo bene a quanto ammontano le rette), al contrario una mamma lavoratrice può essere dovuta rientrare al lavoro dopo pochi mesi dal parto per necessità, o anche per volere, perché una donna che diventa madre deve abbandonare la sua carriera, i suoi successi?  Oppure, perché una madre non può decidere di rimanere a casa ed occuparsi della crescita dei suoi figli, senza affidarli a nonni e baby sitter, senza che qualcuno la etichetti come “mantenuta” come “quella lì non ha voglia di lavorare”. Fare la mamma, occuparsi della casa, gestire la famiglia, è un lavoro! Io ho vissuto entrambe le esperienze, appena Rebecca ha compiuto un anno, l’azienda dove lavoravo è fallita e io mi sono ritrovata a casa, disoccupata. Ci sono rimasta per un anno perché per quel periodo di tempo ce lo siamo potuti permettere, avevo la disoccupazione e la liquidazione quindi mi sono goduta quei 365 giorni a 360°. Ho potuto vivere la mia seconda figlia, le sue prime scoperte, i suoi primi passi, come non ho avuto la possibilità di fare con Clarissa perché all’epoca sono rientrata dopo pochi mesi al lavoro, ed è stato bellissimo.

Dopo qualche mese ho cominciato a lavorare da casa, ma solo chi è in proprio può capire quanto possa essere difficile farlo, bisogna sapersi gestire il tempo, le scadenze, sapere mettere un confine tra le ore di lavoro e le ore da dedicare alla famiglia. E’ stato bello, ma mi sono accorta che non fa per me. In primis perché chi lavora da casa non è considerato un vero lavoratore ” visto che sei a casa, vai tu in posta domattina a ritirare la raccomandata?”, ” visto che sei a casa, ho detto all’idraulico di venire oggi pomeriggio” e nel frattempo sistemi casa, fai la lavatrice, passi l’aspirapolvere, e le ore che dovresti dedicare al lavoro, si riducono drasticamente. E quante volte mi sono sentita dire “ah ma tu non lavori davvero, lo fai da casa”. Ma i soldi che guadagno sono veri, mica quelli del monopoli. Eppure, il pensiero rimane che lavorare da casa non è come lavorare in ufficio.

Il sonno

Ci sono bambini che dormono tutta la notte, altri no.

Ci sono bambini che si addormentano da soli, altri no.

Ci sono bambini che fanno le incursioni notturne nel letto dei genitori, altri no.

Ogni bambino è diverso, ha un carattere diverso e delle diverse esigenze.

Eppure, qualsiasi cosa tu faccia, la critica è sempre pronta, e spesso arriva proprio da un’altra mamma ” co-sleeping? Ma no! Così crescerai un figlio con poca autostima che avrà sempre bisogno della mamma!” oppure ” Quando il bambino si sveglia di notte e comincia a piangere non vai a consolarlo ed abbracciarlo? Sei un’egoista e tuo figlio soffrirà di sindrome di abbandono”. Se io faccio una scelta diversa dalla tua non è necessariamente sbagliata!

Autosvezzamento vs. svezzamento classico

Su questo argomento ci sono milioni di cose da dire “bisogna iniziare lo svezzamento a sei mesi con la frutta”, “no a quattro con mais e tapioca”, “no, mio figlio ha cominciato a mangiare quello che mangiamo noi da subito”.

C’è solo una scelta giusta: quella che una mamma sceglie per il proprio figlio.

Io ho fatto svezzamento classico con Clarissa e autosvezzamento con Rebecca. Lo svezzamento classico è uno sbattimento, preparare il brodo, e le pappine e gli omo, a sei mesi introduci quello, a sette mesi questo e a otto quest’altro, attenta però a non dare quello e quello fino all’anno. L’autosvezzamento è più semplice, nessuna tabella da rispettare, si propone al bambino quello che vuole assaggiare, direttamente dal piatto di mamma e papà, tagliato in pezzi piccoli in modo che possano essere ingeriti senza problemi. L’unica accortezza è quella di seguire un regime alimentare adeguato al bambino.

Allo stato attuale entrambe le mie bambine mangiano tutto e non hanno nessun tipo di problema legato all’alimentazione, quindi tutte le chiacchiere, tutte le critiche di chi dice che è meglio l’uno piuttosto che l’altro sono solo aria fritta. Fate la vostra scelta, oppure provatele entrambe, andrà bene comunque!

L’ allattamento

Quante discussioni ho letto su facebook riguardo questo argomento, quante accuse, a volte anche insulti, nei confronti di mamme che hanno scelto il biberon piuttosto che l’allattamento al seno.

“L’Oms dice che..” sì, lo sappiamo benissimo tutte che il latte materno è il migliore alimento per il bambino e che dovrebbe essere l’unico da lui assunto almeno fino ai sei mesi di vita. Ma se questo non fosse possibile? Se la mamma non riuscisse ad allattare per motivi fisici, psicologici o, che cavolo, per i suoi motivi personali?

E possibile che siamo sempre pronte a giudicare e criticare non solo chi non allatta, ma anche chi lo fa per più tempo rispetto ai consigli dell’Oms?

La decisione di una mamma è sempre pensata e ragionata, e c’è sempre una spiegazione, ma dovrebbe darla solo a se stessa e alla sua famiglia, non certo agli estranei sui social, e neanche alla vicina di casa.

Quindi, la prossima volta, prima di chiedere “perché non lo allatti tu?” oppure “ma prende ancora la tetta??” pensateci dieci volte e poi un’altra ancora perché, forse, quella domanda, che serve solo a soddisfare una vostra curiosità, può buttare sale su una ferita che fatica a chiudersi.

Il tipo di parto

“Ci sono le mamme di serie A che hanno partorito naturalmente, e poi le mamme di serie B che hanno effettuato il cesareo”, giusto? Quante volte ho sentito questa frase.

“Le donne partoriscono da milioni di anni, possibile che tu debba ricorrere ad un intervento per far nascere tuo figlio?” Sì, è possibile accidenti!

Ricordiamoci che il taglio cesareo è sempre un intervento chirurgico, con tutti i rischi che ne derivano come infezioni, emorragie etc e dopo il parto la ripresa è molto più lenta e dolorosa rispetto al parto naturale, quindi non è di certo la via più facile e meno dolorosa come molti pensano.

Anche in questo caso, le motivazioni che portano una donna a scegliere un parto piuttosto che un altro, se non sono dettate da quelle mediche, sono del tutto personali e non devono essere in alcun modo oggetto di discussione da parte di nessuno, perché dovrebbero esserlo?

Vaccini

Vogliamo davvero parlarne? No, io direi di no.

Pannolini usa e getta vs. pannolini di stoffa

Ebbene sì, ci sono mamme che si scannano anche su quale tipo di pannolino è meglio usare per il proprio bambino. Chi per salvaguardare la natura preferisce quelli di stoffa, chi per risparmiare tempo ed energie utilizza quelli usa e getta. Perché dovrebbero essere scelte condannabili? Con quale diritto pensiamo di poter criticare una mamma se fa una o l’altra scelta?

L’età

Sembra assolutamente assurdo, ma ci sono discussioni anche in merito all’età che una mamma dovrebbe avere al momento del parto. Dopo una certa soglia, una donna non dovrebbe più voler mettere al mondo una creatura semplicemente perché non ha più l’età per farlo, è chiaro che più l’età avanza, più è faticoso prendersi cura di un neonato, ma la voglia di maternità non ha una scadenza e non dovrebbe averlo neanche l’orologio biologico.

Se sei in età avanzata ti dicono “quando tuo figlio avrà dieci anni ti scambieranno per sua nonna” e se sei una mamma giovane “quando sarà adolescente sembrerà tua sorella”.

Io non credo ci sia un’età giusta per diventare madre, non è detto che a trent’anni una donna sia pronta, come magari non lo sia a quaranta, diversamente può esserlo già a venti, cosa ci spinge a giudicare anche questo?

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Spesso mi chiedo se sto facendo un buon lavoro come madre, e so che non sono l’unica a porsi questa domanda.
Quando ero incinta della mia prima figlia, tutti mi dicevano che la mia vita sarebbe stata stravolta. Questo l’avevo messo in conto, ma ancora non sapevo dell’entità della rivoluzione che avrei subìto. Cambiamenti fisici, finanziari, sul lavoro, nella vita sociale e matrimoniale, cambiamenti a 360°. La maternità è una giostra che sconvolge in tutti i sensi, ci sono momenti in cui non riuscivo neanche a gestire la mia emotività, momenti in cui passavo dalla felicità all’ansia, momenti in cui sostanzialmente ero sola perché mio marito andava al lavoro così come mia mamma, mia sorella e le mie amiche, e io mi ritrovavo da sola con questa piccola creatura tra le mani di cui non sapevo assolutamente nulla.
Non esiste un manuale sulla genitorialità, un libretto d’istruzioni che spieghi per filo e per segno come gestire un bambino, perché non è come il montaggio di un mobile ikea, si impara sul campo e si cresce insieme alla propria creatura, quindi, se come me vi è capitato di non sentirvi all’altezza, sappiate che non siete sole, da qualche parte, ma forse anche nella porta accanto, c’è una mamma che si sente esattamente come voi, io di sicuro.

Come evitare questa guerra distruttiva tra mamme?

Fare un passo indietro e mettersi nei panni della mamma di fronte o dall’altro lato dello schermo.

Quante volte vi siete imbattute in commenti acidi, a volte perfino cattivi, che davano contro alla scelta di una mamma, magari alla vostra? Vi sognereste mai di dire ad una mamma che è egoista perché ha scelto di tornare al lavoro dopo la nascita di suo figlio? O che è una mantenuta perché, al contrario, ha deciso di rimanere a casa per accudire i bambini? Io scommetto, e spero, di no, cosa ci autorizza a farlo allora on line?

Smettiamo di giudicare.
Non possiamo conoscere nei dettagli le situazioni altrui, quali sono i fattori che hanno portato una mamma ad una scelta piuttosto che ad un’altra. E non fraintendetemi, dentro la mia testa anch’io spesso lo faccio, a volte sono le mie stesse insicurezze che mi portano a puntare il dito ed esprimere il mio giudizio, ma mi mordo la lingua e mi taglio le mani prima di dire o scrivere qualcosa.

Smettiamo di sentirci in colpa.

Tutto ciò che facciamo è il meglio che crediamo e che possiamo, quindi non stiamo sbagliando. Stiamo dando il massimo per i nostri figli, perché allora dobbiamo vivere così male ciò che facciamo?

Chi se ne frega se la casa non risplende tutti i giorni perché torniamo a casa dal lavoro troppo stanche per pulire, o se non possiamo permetterci una vacanza in un hotel a cinque stelle perché lo stipendio in casa è solo uno, o se non acquistiamo tutto bio e non prepariamo con le nostre mani pranzi, merende e cene dei nostri figli. Se loro stanno bene, se loro sono felici, allora va bene così, va tutto bene esattamente così.

Non esiste un modo giusto per essere una mamma, esiste solo il nostro.

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