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Il mio cammino per Santiago di Compostela

Laura on 14 Luglio 2014 - 10:00 in Viaggiare

Tornati da 3 giorni dal nostro cammino per Santiago, mi trovo qui davanti al pc e dovrei buttar giù queste trenta righe per raccontarvi tutto.
Scrivo e cancello in continuazione, perché è veramente dura trovare le parole adatte che riescano a farvi comprendere tutte le emozioni che ho provato.

Ho deciso di intraprendere questo cammino perché ne ho sentito il forte bisogno. Tutto era passato in secondo piano. Fare il cammino era LA PRIORITÀ. Come era primario farlo con le persone che più amo al mondo: mio marito e mia figlia.
Vorrei dire che per quanto uno sia allenato (e mio marito ne sa qualcosa), per quanto le ragioni che ti spingano ad intraprendere questa esperienza siano forti; non sei mai abbastanza pronto per il turbinio di stanchezza fisica ed emotiva che provi in quei giorni.

I nostri 112 km sono iniziati a Sarria. Per 5 giorni abbiamo camminato dalle 5 alle 9 ore al giorno. Abbiamo attraversato boschi che sembravano usciti dai migliori racconti di fate, gnomi ed elfi; percorso strade sterrate, salite infinite e discese che mettevano a dura prova le nostre ginocchia.
Abbiamo incontrato persone da tutto il mondo, che ci hanno raccontato le loro storie magnifiche, che hanno percorso con noi qualche km, per poi perderle tra il fiume di pellegrini.
Ognuno lì per la propria ragione, spinto o meno dalla propria fede, con i piedi massacrati dalle vesciche e la spalle rosse dal peso dello zaino. Tutti però intenti nel loro cammino.
Non ho mai notato negli occhi di nessuno un cenno di arrendevolezza. Per quanto la stanchezza, la fatica e i piccoli acciacchi, l’unica cosa che ognuno di noi desiderava fare, era camminare per raggiungere Santiago.

Per 6 giorni ho respirato aria pulita, che profumava di speranza, di forza e coraggio.

Non è stata una passeggiata, mai, neanche quando percorrevamo i km più leggeri di strada asfaltata e lineare.
Abbastanza faticoso è di per sè il cammino, se poi ci metti dover spingere un carrellino con una bimba e tutti i suoi giochi all’interno per 6 ore al giorno, diventa davvero impegnativo.

In tutto questo però, nella mia mente non è mai balenata l’idea che non ce l’avrei fatta. Ogni sera, stanca e provata mi ritiravo sotto le coperte e pensavo: “SONO FELICE”.
Credo che in nessuno posto mi sono sentita più al sicuro. Quelle foreste di eucalipti, così fitte e fredde, in realtà erano la nostra certezza.
Sapevo che in qualsiasi momento ci fosse stato bisogno, qualcuno sarebbe passato di li e ci avrebbe dato una mano a risolvere il problema.

Viola era in continuo fermento. Inizialmente la mia paura era solo per lei: una bambina costretta a stare dentro un passeggino così tante ore, in posti che non conosceva. Invece era la prima ad alzarsi al mattino e dire: “mamma, oggi camminiamo verso Santiago?”
I paesaggi erano ricchi di vegetazione, fiori di tutti i tipi e colori. Mucche, pecore, galline, addirittura uno struzzo; hanno fatto in modo che Viola non si stancasse mai.
Tutti i pellegrini che ci incontravano si fermavano sbalorditi. I ciclisti addirittura frenavano di colpo e tornavano indietro chiedendo di poter fotografare o filmare la nina mas pequegna del cammino.
Vedere una bimba così piccola, compiere il cammino, è una grande rarità. Quindi è stato bello anche poter conoscere persone che ci hanno chiesto come siamo riusciti ad attraversare alcuni punti del percorso particolarmente ardui, o quanto fosse pesante trascinare il carrito (così viene chiamato in spagnolo) per le lunghe salite.

salita

E poi… quando arrivi a Santiago… Tutte le contrastanti emozioni provate nel cammino, ti salgono fino in gola. Ti fermi in piazza Obradorio e guardi la cattedrale maestosa di fronte a te e pensi: “ho fatto tutto questo viaggio, per arrivare fin qui”. Ho trattenuto le lacrime a stento e ho subito pensato a quei pellegrini incontrati nel viaggio, che camminavano da 30, 40 giorni; che avevano fatto 800 km per giungere fin lì.
Chissà cosa avranno provato loro?!

Io ho sentito una pace immensa dentro di me.
C’era silenzio interiore, pieno di vita. Ho guardato mio marito e l’ho abbracciato forte. Subito dopo Viola ha voluto che prendessimo su anche lei. Così tutti e tre stretti, siamo stati a sentire i nostri respiri ancora affannati, i nostri cuori felici; ringraziando Dio di aver accompagnato ogni passo del nostro cammino.

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Come detto nel primo post sul argomento, non sono una grande credente. La fede negli anni è stata prepotente in me, per poi svanire del tutto. L’ho messa in dubbio così tante volte, che sono finita col credere solo a ciò che mi faceva più comodo.
Assistendo alla messa dei pellegrini ed emozionandomi, ho capito che in fondo quel cammino lo avevo intrapreso per me, è vero, ma anche perché la fede mi aveva costretto.
Ora non voglio dire che dopo essere stata a Santiago di Compostela, torno santificata e beatificata. Continuerò ad andare a messa, quando ne sentirò il bisogno e mi confesserò una volta ogni tanto, ma sicuramente il cammino mi ha fatto scoprire un lato nuovo di me stessa.

Avevo chiuso l’ultimo post dicendo che chi torna da Santiago non è più la stessa persona che era partita… È VERO! Cavolo come è vero. Non sono nè migliore ne peggiore di prima, sono semplicemente diversa.
Il cammino mi ha dato la possibilità di sentirmi parte di una famiglia, che opera in maniera solidale e felice. Sul cammino siamo tutti pellegrini, al di là del ceto sociale, della nazionalità, del credo politico e religioso.
Ah, un ultima cosa: pensate a quante volte prendiamo la macchina e facciamo 112 km. Sono solo 112 km, ma a piedi sono 112.000 metri. Vi lascio immaginare quante cose in più ci sono nello stesso tragitto.

finisterre

 

Nel prossimo articolo scriverò in maniera dettagliata come poter affrontare il cammino con i propri figli.

 

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