/ 1-3 anni / Non ho allattato, e allora?

Non ho allattato, e allora?

Non ho allattato, e allora? O meglio, ho fatto allattamento misto.

A causa di un’alterazione della prolattina, non producevo abbastanza latte, ma questo l’ho scoperto solo alla fine.

All’inizio, sia per la prima che per la seconda figlia, quando stavano attaccate al seno per ore ma non erano mai sazie, il senso di incapacità mi pervadeva: non ero in grado di soddisfare il bisogno primario delle mie figlie, che razza di madre sarei stata?

Entrambe le volte la montata lattea mi è arrivata dopo ben 5 giorni dal parto, potete ben capire quindi che i giorni di permanenza ospedaliera sono stati piuttosto difficili. Perché? Perché l’idea di non riuscire ad allattare le mie bambine era diventata come un tarlo nella mia testa.

Condividevo la camera con altre mamme che, con naturalezza e assoluta semplicità, allattavano i loro bambini e poi li sistemavano nella loro culletta a dormire. Io dalle mie non riuscivo a staccarmi e le tenevo sempre con me, giorno e notte, la culla non l’hanno neanche mai vista.

Nonostante questo piangevano, piangevano sempre!

Quando è nata Clarissa, i primi tre giorni sono stati un incubo. Del mio latte nemmeno l’ombra, io piangevo e stavo male perché non mi sentivo adeguata a questa nuova situazione. Ovviamente non dormivo perché Clarissa non dormiva, e con le sue urla, stava sveglio tutto il reparto.

All’alba del terzo giorno un’infermiera, dopo il controllo quotidiano che dimostrava non solo la mancata ripresa del calo fisiologico, ma un’ulteriore perdita di peso, mi ha proposto la classica aggiuntina, “ormai abbiamo capito che non hai latte, dobbiamo darle l’artificiale” E che dovevo fare? Aspettare chissà quanto che mi arrivasse, forse? Continuare a sentir piangere mia figlia perché aveva fame? Ovviamente ho detto sì, lei finalmente ha mangiato e dopo 3 giorni ha dormito, e io insieme a lei.

Poi siamo tornati a casa, dopo un paio di giorni mi è arrivata la montata lattea che ho accolto con un grande sollievo, ma ben presto mi sono accorta che evidentemente non ne avevo abbastanza. In ospedale mi avevano insegnato a fare la doppia pesata per prendere nota di quanto assimilasse la bambina durante le poppate. Quando la attaccavo al seno era davvero troppo poco, nonostante stesse attaccata anche un’ora.

Pensate quello che volete ma ero inesperta, spaventata e poco informata. Per cui il biberon (con il latte artificiale) non solo mi è sembrato un ottimo alleato, ma proprio la mia salvezza!

Quando è nata la mia seconda figlia, Rebecca, ho rivissuto le stesse identiche situazioni. E la stessa identica ansia da mancanza di latte, questo vuol dire bambina affamata e che non cresce, notti insonni, sensazione di essere costantemente giudicata.

Ogni mattina, al controllo quotidiano del pediatra, il suo “la bambina non cresce” mi buttava sempre più in buco nero di affranto e agitazione.

All’alba del quarto giorno, mi è stato imposto il biberon, con la promessa però di continuare ad attaccare la bambina fino all’arrivo della montata lattea.

E così ho fatto.

Due giorni dopo il ritorno a casa il latte è arrivato ma, nonostante tutte le istruzioni ricevute, anche Rebecca non assimilava abbastanza. Questa volta però non volevo subito arrendermi all’allattamento misto. Volevo lottare per ottenere l’allattamento esclusivo al seno. Mi sono così messa a cercare una consulente dell’allattamento ma non ho ottenuto l’aiuto che speravo e mi aspettavo, per cui ho proceduto anche con lei con l’allattamento misto.

Ho fatto bene? Ho fatto male? Non lo so.

Sono giudicabile? No! O almeno lo sono, ma solo da me stessa!

Avrei potuto insistere, spiegarmi meglio, cercare altro aiuto, ma ero in un momento di particolare fragilità emotiva, ero molto aggressiva anche con chi mi stava di fianco e cercava solamente di aiutarmi, e io, nonostante tutta l’esperienza della prima gravidanza, mi sentivo ancora incapace.

Nel giro di due giorni, grazie al biberon, la situazione si è stabilizzata, Rebecca mangiava e finalmente dormiva, io ero più tranquilla e serena.

Non posso dire di essermi pentita di aver fatto allattamento misto, questa è stata la pratica che ho ritenuto più giusta per me e le mie figlie, certo è che, nonostante il biberon e il latte artificiale le saziassero in abbondanza, non ho voluto abbandonare il seno perché ne avevano bisogno loro come ne avevo bisogno io, ma era più per soddisfare il nostro bisogno emotivo e psicologico di stare in contatto.

Certo è che sono stata fortunata perché entrambe le mie bambine non hanno avuto problemi a passare dal biberon al seno e viceversa, sono riuscita a trovare il giusto biberon che mi sostenesse in questo particolare allattamento.

C’è da dire che tutti i biberon possono interferire con l’allattamento, così come tutti i dispositivi che imitano la suzione (i ciucci), addirittura anche i copri capezzoli, ed è vero che avrei potuto dare il latte con il cucchiaino o la siringa, ma con tutte le aggiunte che dovevo dare all’inizio, avrei passato la giornata a sfamarla, invece volevo godermela, volevo conoscerla e, detto sinceramente, non volevo diventare ossessionata da tutto ciò.

Benché venga demonizzato in ogni come e in ogni dove, il biberon per me è stato una vera salvezza! Ma nonostante avessi raggiunto una certa serenità grazie a questo semplicissimo dispositivo, tutte le volte che lo tiravo fuori dalla borsa e cominciavo a preparare il latte per una delle mie figlie, la critica feroce degli altri non mancava mai di arrivare “Ah, ma non la allatti tu?” ” le dai l’artificiale? Lo sai che è meglio quello di mamma?!”, per non parlare degli sguardi di commiserazione delle altre mamme, come se stessi dando veleno al posto di latte.

Non tutte le mamme allattano e hanno allattato, per scelta o necessità.

Non ho allattato, e allora?

L’Oms raccomanda l’allattamento al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6° mese di vita, è una raccomandazione, una linea guida, non una regola imprescindibile senza il rispetto della quale non hai diritto a tuo figlio. Ogni madre decide per sé e per il proprio bambino la via che ritiene più corretta, vogliamo tutti il bene dei nostri figli, no?

Dunque se una mamma decide volontariamente di non allattare il proprio bambino per delle motivazioni personali, oppure deve integrare le poppate con il latte artificiale, come nel mio caso, chi siamo noi per giudicare? Con quale diritto?

Il biberon non è il male

E’ lo strumento che mi ha aiutato a ritrovare una serenità mentale che l’ossessione dell’allattamento al seno mi stava portando via.

In commercio ce ne sono davvero tanti ma, e alle volte, la scelta di uno piuttosto che di un altro può fare la differenza.

Chi deve, o vuole, affrontare un allattamento misto come il mio, deve sapere una cosa più di tutte: il biberon non deve essere comodo per il bambino, cioè deve succhiare e faticare per guadagnarsi il suo latte, come fa quando poppa dal seno materno, questo perché se si abitua a quella comodità che la maggior parte dei biberon regalano, è ovvio che lo preferirà sempre al seno.

Recentemente ho avuto modo di partecipare alla presentazione del nuovo biberon Nature Sense di NUK, il più vicino alla natura di sempre.

Partiamo dal fatto che NUK è un acronimo tedesco che significa naturale e ortodontico, ogni anno quest’azienda investe molto sulla ricerca e sull’innovazione, in modo da presentare sempre prodotti di altissima qualità (tutti sottoposti a rigidi test qualitativi), innovativi e all’avanguardia.

Ve lo racconto perché il Nature Sense è stato ideato e realizzato per riprodurre al meglio l’anatomia del seno materno (riprodurre, non sostituire!). Ideale quindi per chi effettua allattamento misto, per chi ha necessità di somministrare al bambino il proprio latte per delle assenze (come ad esempio il lavoro) ma anche per chi vuole regalare alla propria creatura la sensazione di allattamento naturale.

La tettarella è formata da tanti piccoli fori che assicurano un flusso molto naturale del latte, come ho avuto modo di apprendere alla presentazione infatti il seno materno è formato da 6 a 16 dotti mammari (cambiano in base al numero dei figli e alla durata dell’allattamento) e sono loro ad assicurare un flusso omogeneo. In base al tipo di latte (materno o artificiale) la tettarella ha un diverso numero di fori, basta quindi cambiarla in base alle esigenze del bambino e alla sua crescita, per garantire sempre una sensazione di naturalezza.

Nature Sense è disponibile nei formati da 150ml e 260ml, perfetti quindi per essere utilizzati fin dalla nascita e seguire poi il bambino nella sua crescita e nella sua esigenza di maggior nutrizione.

La punta della tettarella è extramorbida e si adatta alla bocca del bambino, come il capezzolo materno. E’ dotata della valvola anti-colic che previene l’ingerimento involontario di aria, e sappiamo tutte quanto sia importante prevenire le coliche ai nostri bambini.

Prima di essere immessi sul mercato, i biberon NUK Nature Sense sono stati testati da alcune mamme che nel 99% dei casi lo raccomanda e, dato ancora più importante, ben il 92% dei neonati che lo hanno provato, lo hanno accettato senza difficoltà.

Ma non sono solo le mamme ad approvare il Nature Sense, anche i pediatri e le ostetriche, infatti in una ricerca di mercato effettuata in Germania, il 96% di loro sostiene che il flusso del liquido nel biberon Nature Sense può definirsi simile a quello assimilato durante la poppata dal seno materno, mentre il 98% di loro conferma che la morbidezza naturale della tettarella è simile a quella del capezzolo materno.

Io non posso definirmi un’esperta dell’allattamento al seno, e neanche un’esperta dell’allattamento misto, ma sono di certo espertissima delle mie figlie e del tipo di allattamento che ho affrontato insieme a loro.

Per questo posso affermare con assoluta sicurezza che questo tipo di biberon è sicuramente l’ideale per noi, Rebecca l’ha già usato e lo apprezza molto.

E probabilmente lo apprezzerà anche il nostro prossimo, ipotetico, bambino!

Post in collaborazione con Nuk
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Redazione
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2 Comments
  • 7 giugno 2017

    Se non fosse stato per il bibe, non sarei riuscita a nutrire adeguatamente il mio bambino più grande, perché ha faticato ad attaccarsi per i primi venti giorni. Poi, però, siamo riusciti a far partire l’allattamento e non abbiamo più usato il bibe.
    Bellissimo post!

    Rispondi
    • 9 giugno 2017
      Parola di Mamma

      Ciao Silvia,
      bravissima tu ad essere riuscita poi ad avviare l’allattamento esclusivo!
      Ti invidio =)

      Parola di Mamma
      Rispondi
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