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La rabbia dei bambini: comprendere e affrontare

Quante volte di fronte ai capricci o alle esplosioni di rabbia dei nostri bimbi sentiamo il desiderio di trovare quel benedetto tasto “off” in modo da far cessare tutto? E ogni volta ci accorgiamo che il “modello” che abbiamo non ce l’ha in dotazione…

La rabbia, o se vogliamo chiamarla con il suo nome, la collera, è un sentimento naturale, una reazione sana che tutti gli esseri umani provano di fronte ad un’ingiustizia.

Tutti noi proviamo questo sentimento ed è semplicemente la reazione di protesta contro ciò che non vogliamo tollerare, e ci permette di affermare le nostre idee; infatti se fossimo impossibilitati ad esprimerla ci sentiremmo impotenti, e per noi sarebbe difficile non essere distrutti dalla sofferenza per la mancanza e ristabilire l’armonia nelle relazioni. E se tutto questo processo ci sembra naturale riferito a noi adulti, perché invece ci spaventa tanto nei nostri figli? In fondo anche loro sono continuamente soggetti a frustrazioni da parte nostra, ad esempio quando diciamo NO a molte delle loro richieste.

Se non si riesce a gestire la collera, questa può trasformarsi in violenza, che altro non è che il tentativo di proteggersi dall’intensità dell’emozione provata proiettandola sugli altri. Quante volte vi siete sentite dire “sei cattiva!” ? Ecco quella frase è la proiezione di un malessere (una difficoltà a tollerare una frustrazione ) troppo intenso che per paura che possa distruggere chi lo prova viene rivolto ad altri.

Per sua definizione la collera è una reazione fisiologica dell’organismo, una scarica di adrenalina con conseguente dilatazione dei vasi sanguigni. Il bambino in collera batte piedi, mani, si butta a terra… i suoi gesti sono a volte eccessivi e disordinati e ha bisogno di essere rassicurato.

Rassicurato? Direte voi. Si proprio così, in quei momenti è spaventato dalle sue stesse urla, dalle sue emozioni e ha bisogno di poter contare sull’amore di un genitore presente, che con tenerezza gli trasmetta che la rabbia che prova non è pericolosa, che non fa soffrire colui a cui è rivolta e che anche se arrabbiato continua a essere il bimbo a cui si vuole bene.

Crescendo poi il bambino riuscirà, anche grazie al nostro aiuto, a dare un nome a ciò che vive e saprà esprimerlo verbalmente; anche se difficilmente sarà in grado di farlo quando troppo stanco o sovraccarico di tensioni.

Ma di fronte a questi episodi cosa bisogna fare?

In generale con i bambini di ogni età due cose:

  • accogliere l’emozione, perché anche se difficile soprattutto in alcune occasioni, una rabbia ascoltata dura pochi minuti
  • accettare l’emozione e verbalizzarla, in modo che sia poi più facilmente riconoscibile e nominabile anche dal bambino.

Se il bambino è piccolo la prima cosa da fare di fronte a episodi di rabbia è mantenere il contatto; un bambino piccolo in preda alla collera vi respingerà violentemente quando cercherete di toccarlo, tenterà di allontanarvi, urlerà , strepiterà , cercherà  di mordere o picchiare. In quei momenti è difficile da capire ma sta cercando il contatto e l’unica cosa che l’adulto può fare è limitarsi ad impedirgli di farsi e far male. Quando il momento è passato tendetegli le braccia e abbracciatelo accarezzandolo in modo che si senta sicuro e l’intensità dell’emozione diminuisca.

Se invece il bambino è più grande, può essere invitato ad andare a sfogare queste sensazioni in un’altra stanza, dove può ascoltarle ed esprimerle liberamente; ma attenzione non si tratta di allontanarlo ma di trovare uno spazio in cui la rabbia possa essere espressa. Un altro trucco può essere il “cuscino della rabbia” un cuscino riservato ad esprimere la collera che potrà essere lanciato, preso a pugni e che verrà usato solo nei momenti di rabbia.

E infine tollerate e non giudicate urla e comportamenti avuti nei momenti di collera di vostro figlio… Difficile? Assolutamente sì ma in fondo non siamo “super mamme” dotate di poteri straordinari?

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Stella

Stella

Ciao, sono Stella e da quando alla "veneranda" età di 32 anni sono diventata mamma ho subito una trasformazione ... di giorno seria professionista e una volta messo il piede fuori dallo studio mi trasformo in mamma imperfetta di Emma, la mia nanerottola bionda che con le sue gesta mette a dura prova i miei anni di studio. Da sempre interessata al mondo dell'infanzia tanto da decidere di diventare psicoterapeuta dell'età evolutiva, adoro cucinare dolci, organizzare feste, creare oggetti handmade e cantare. Mi piace scrivere e cercherò di raccontarvi con un pizzico di ironia quelli che sono i superpoteri di noi mamme e il meraviglioso mondo che c'è dentro ai nostri cuccioli.
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