/ 1-3 anni / Diventare sorella maggiore: la regressione di mia figlia

Diventare sorella maggiore: la regressione di mia figlia

sorelle
L'arrivo di una sorellina (o un fratellino) travolge letteralmente l'esistenza di un bambino, portandolo, a volte, ad una regressione sui suoi processi di crescita.

A due anni Clarissa era già perfettamente in grado di mangiare da sola con le posate, lavarsi i denti, le mani, il viso, stare h 24 senza pannolino ( e senza incidenti diurni e notturni), dormire nel suo letto senza incursioni nel lettone, vestirsi da sola.

Poi è nata la sua sorellina.

E lei ha deciso che non era più una bambina grande.

Abbiamo dovuto ricominciare ad imboccarla perché si rifiutava categoricamente di utilizzare le posate, ha voluto ricominciare a fare colazione con il biberon, non voleva più lavarsi da sola, incidenti quotidiani con la pipì, infiniti ed estenuanti capricci per ogni cosa, voleva sempre essere presa in braccio, ma ciò che ci ha più destabilizzato è che ha smesso di parlare in modo (abbastanza) chiaro per tornare all’indecifrabile bambinese.

A detta della mia pediatra, la regressione di Clarissa era del tutto normale e anche naturale, in questo modo manifestava un piccolo disagio interiore dovuto alla rivoluzione della vita famigliare causato dall’arrivo della sorellina.

Lei era abituata ad essere la piccola di casa e fino ad un anno fa le nostre attenzioni ruotavano solo intorno a lei, ora è costretta a dividerle con qualcun altro, insieme all’affetto di nonni e zii, giochi e cameretta.

Sono stati sei mesi difficili, stressanti, settimana dopo settimana era sempre peggio, sembrava un tunnel infinito, ero stanca e frustrata, ma se siamo usciti, o quasi.

Non ho mai sottovalutato questa sua fase, e ho cercato di affrontarla per il meglio.

Come prima cosa ho sempre coinvolto la sorella maggiore nell’accudimento della piccola, dal cambio del pannolino al bagnetto, dalla spinta del passeggino alla scelta dei vestiti. Le ho raccontato per mesi che quelle stesse cose le facevo anche con lei fino a poco tempo prima, in questo modo si è resa conto che lei e sua sorella erano sullo stesso piano e che un tempo anche lei è stata un fagottino così minuscolo.

Sia io che mio marito non abbiamo mai nascosto il nostro affetto per Rebecca, non le abbiamo mai negato quelle carezze o quei baci che avremmo voluto darle perché era giusto che Clarissa capisse che l’amore provato per lei è lo stesso per sua sorella, ad ogni nostra manifestazione di affetto verso la piccola però abbiamo sempre chiesto se volesse partecipare anche lei.

Poi sia io che mio marito, abbiamo cercato di ritagliarci dei momenti solo per noi con lei, sia individualmente che insieme.

Mio marito le chiede spesso se vuole aiutarlo a portare il nostro cane a fare una bella passeggiata, in questo modo si ritagliano una mezz’oretta tutta per loro, io me la porto a fare la spesa, dal parrucchiere o a fare qualche piccola commissione e, a volte, durante il week end, lasciamo Rebecca dalla nonna per concederci un pranzo solo noi tre.

Sono piccoli momenti che le servono per capire che lei non sarà mai sostituita da sua sorella. E sono momenti che servono anche a noi genitori per goderci in tranquillità la nostra figlia più grande.

Certo, Rebecca ha aiutato molto, lei è totalmente e assolutamente innamorata pazza di sua sorella, appena le si avvicina si illumina, sorride e la chiama, e questo fa sentire la sorella maggiore importante e benvoluta.

Clarissa è sempre stata una bambina molto affettuosa, ma da quando è nata Rebecca il suo bisogno di dimostrazioni affettive è aumentato, come se avesse sempre bisogno di avere conferma di essere amata. Ho assecondato questa sua fase, affrontando i capricci e questo suo tornare piccola come una cosa naturale.

Ho capito che aveva paura di essere trascurata, di essere messa da parte per la nuova arrivata, e in modo molto semplice mi sono inginocchiata al suo livello e, guardandola negli occhi, le ho detto che l’avrei sempre amata, che nonostante i suoi capricci e le sue urla sarebbe sempre stata la mia piccola, anche se era un po’ più grande. E poi l’ ho abbracciata, e lei ha fatto lo stesso.

Da quel momento, ogni volta che è in fase urla e capricci le chiedo se vuole un abbraccio, lei mi dice di sì, ci abbracciamo e lei si calma, consapevole del mio amore per lei.

Ovviamente i capricci, le disobbedienze, le piccole regressioni e le sfide non sono improvvisamente sparite, ma si sono dilatate. Succedono ancora, certo, ma ogni tanto, non sono più una cosa abituale come sei mesi fa.

Il consiglio che mi sento di dare a chi sta affrontando questa situazione è: non fate mai mancare le vostre attenzioni al primogenito, per il resto abbiate pazienza, è solo una fase. Passerà! Ve lo assicuro! 

Noi mamme sappiamo che la fase dei pannolini e delle poppate notturne è solo momentanea, ma loro, i primogeniti, quando un fratello (o una sorella) arriva dirompente nella loro vita, non lo sanno e cercano solo di trovare il proprio posto, il proprio ruolo.

The following two tabs change content below.
Parola di Mamma

Parola di Mamma

Redazione
Parola di Mamma

Ultimi post di Parola di Mamma (vedi tutti)

0 POST COMMENT

Send Us A Message Here

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *